La chiesa

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Un’antica tradizione, confermata da Jacopo da Varagine, vuole che i primi evangelisti dei Liguri, Nazario e Celso, proprio in questo luogo abbiano predicato la Parola di Cristo.

L’attuale chiesa fu costruita nella seconda metà del XVI secolo in sostituzione di una preesistente andata distrutta dal fuoco nel 1398 a causa delle lotte fra fazioni guelfe e ghibelline.

Questa chiesa fu edificata durante la radicale trasformazione della Piazza Banchi e venne orientata nella direzione sud-nord in modo che la facciata principale dell’edificio prospettasse sulla piazza e non a lato mare come la precedente.

La sopraelevazione del locale sacro, permise la costruzione di vani sottostanti la cui vendita contribuì a finanziare l’opera e a ripagare i proprietari (Lomellini e De Marini) di una casa e di una loggia demolite per creare intorno ad essa una nuova spazialità. Questa originale soluzione architettonica l’ha resa nota popolarmente come: “chiesa sopra le botteghe”.

Taddeo Carlone e Daniele Casella sono gli autori di questo edificio che ebbe come modello l’alessiana basilica dell’Assunta che sorge sul non lontano colle di Carignano.

Nell’interno il rivestimento in marmo bianco è un bell’esempio di armonia e di classico equilibrio.

Notevoli gli stucchi della calotta absidale, ritenuti il capolavoro di Marcello Sparzo; essi rappresentano momenti della Passione di Gesù, la SS. Trinità e la consegna delle chiavi a S. Pietro, titolare della chiesa.

Sulla sinistra, la spendida cappella dell’Immacolata con la tela di Andrea Semino e statue dei santi Giovanni Battista e Giorgio (patroni di Genova e della Repubblica) e Rocco e Sebastiano (invocati contro la peste).

Questa cappella fu infatti fatta erigere dalla Repubblica di Genova come voto per la cessazione della peste del 1579, come recita l’epigrafe incisa sopra la tela della Vergine. Lo stemma della Città posto sopra il fastigio della cappella stessa sta a confermare che “de Jure” questo altare apparteneva, e appartiene, al Comune di Genova.

Nella cappella di fronte, dedicata a S. Giovanni Battista, la pregevole tela del martirio del Santo, opera del pittore manierista lucchese Benedetto Brandimarte.

Splendidi i marmi della mensa dell’altare maggiore e presso l’ambone si trova il crocifisso settecentesco che un recente restauro ha riportato alle sue armoniose forme ed all’intensa espressività.

Nella cappella a destra è collocata una statua in gesso (calco servito per una fusione in bronzo). Questa bella statua è stata trovata con le mani accidentalmente spezzate, nel magazzino di un marmista. Recuperata e rimessa in ordine è conservata viva ed attuale: “Cristo non ha mani … ha soltanto le nostre mani per fare oggi le sue opere”.

La chiesa fu chiusa nel 1912 perché ritenuta pericolante in alcune sue parti.
Riaperta nel 1942 fu affidata ai Padri Missionari della Consolata. A metà novembre dello stesso anno la chiesa subì gravi danni causati dai bombardamenti. I padri adattarono a chiesa il sottostante salone e per anni vi celebrarono le sacre funzioni.
Finita la guerra gli stessi Padri Missionari curarono la ricostruzione e le riparazioni dei danni.
Nell’anno 1982 i detti Padri lasciarono la chiesa, che fu nuovamente chiusa.
Nel 1986 la chiesa è stata riaperta contemporaneamente al sottostante Centro Banchi. Sia la Chiesa che il Centro Banchi sono affidati all’impegno dei volontari.
In questa chiesa, che non è parrocchia, non vi sono sacre funzioni, ad eccezione della S. Messa celebrata ogni martedì alla ore 17.30 (escluso periodo estivo).